di Riccardo Laio
Il Colonnello Caretto si distinse per capacità di comando, senso del dovere e straordinario coraggio.
Ricordare il Colonnello Aminto Caretto significa rendere omaggio a un Ufficiale che dedicò l’intera esistenza al servizio dell’Italia e del Corpo dei Bersaglieri, distinguendosi per capacità di comando, senso del dovere e straordinario coraggio.
Nato a Crescentino (Vc) il 7 ottobre 1893, Caretto intraprese la carriera militare già in giovane età, prima formandosi in Accademia militare e poi prendendo parte alla Prima guerra mondiale, nel corso della quale diede prova delle proprie qualità militari. Negli anni successivi continuò a servire con dedizione il Regio Esercito, partecipando alle principali vicende militari nel periodo tra i due conflitti mondiali e assumendo incarichi di crescente responsabilità.

Nel mio volume “Aminto Caretto. In prima linea con Papà Caretto: una vita tra coraggio e sacrificio”, significativo è il seguente passaggio che testimonia le difficoltà organizzative e la forte presenza di Ufficiali di complemento allo scoppio della Grande Guerra: “Ma oggi, con lo scoppio della Grande Guerra, ci schieriamo con tre Battaglioni e un solo Battaglione di Bersaglieri ciclisti. Tra le fila dei nostri Ufficiali di Reggimento, risultano pochissimi Sottotenenti e Tenenti effettivi: la maggior parte dei militari sono di complemento in servizio temporaneo, in particolare per il servizio di leva o per ricoprire vuoti dell’organico”.
Allo scoppio della Seconda guerra mondiale, fu posto al comando del 3o Reggimento Bersaglieri, inquadrato nella 3a Divisione Celere prendendo parte alle operazioni d’invasione della Jugoslavia, e alle successive operazioni nell’area del Balcani. Successivamente il reparto venne impiegato nella campagna di Russia, partecipando all’avanzata sul fronte del Don e ai durissimi combattimenti che caratterizzarono quella fase della guerra; degna di nota fu la Battaglia di Natale del 1941.
Fu proprio in terra di Russia che il Colonnello Caretto diede il massimo esempio delle sue virtù militari. Sempre presente accanto ai propri Bersaglieri, condivise con loro sacrifici, privazioni e pericoli, guidando il Reggimento in prima linea con fermezza e spirito di servizio. Gravemente ferito durante i combattimenti per la conquista di Serafimovič, continuò a interessarsi del destino dei suoi uomini fino agli ultimi istanti di vita, spegnendosi il 5 agosto 1942 a causa delle ferite riportate. Per il suo eccezionale comportamento gli fu conferita la Medaglia d’Oro al Valor Militare.
Ad oltre ottant’anni dalla sua scomparsa, la figura di Papà Caretto continua a rappresentare uno dei simboli più alti del Corpo dei Bersaglieri. Il suo esempio di Comandante, capace di condividere ogni sacrificio con i propri uomini e di adempiere al dovere fino all’estremo sacrificio, costituisce ancora oggi un patrimonio morale e storico da custodire e tramandare alle nuove generazioni.
Onore al Colonnello Aminto Caretto. Onore ai Bersaglieri.

