• 22 Aprile 2026 18:16

La Manara brinda alla cultura con Ketty Magni e “La letteratura del vino”.

DiGiuseppe Torregrossa

Ott 23, 2025

Un “Martedì della Manara” davvero speciale quello del 21 ottobre, che ha segnato una piacevole novità nel calendario dell’associazione. Per la prima volta, infatti, l’incontro non ha avuto come protagonista un tema militare, ma un argomento squisitamente culturale:“La letteratura del vino”, a cura della giornalista e scrittrice Ketty Magni.

Un momento di intrattenimento culturale prima della conferenza

Un tema insolito per la Manara – e non solo – che ha proposto un affascinante viaggio tra pagine e calici, alla scoperta di un connubio antico e sorprendente. Il legame tra vino e letteratura, sotto gli occhi di tutti ma raramente esplorato in ambito culturale, si è rivelato ricco di significati, suggestioni e rimandi simbolici.

La relatrice ha condotto il pubblico in un vero e proprio itinerario storico e letterario, mostrando come il vino attraversi i secoli abbia assunto di volta in volta connotazioni diverse: simbolo di vita, gioia, sacralità, ma anche di eccesso, potere e ispirazione.
Il percorso è iniziato con le Scritture Sacre, dove il vino è dono di Dio e segno di alleanza con l’uomo. Noè, piantando la prima vigna dopo il diluvio, inaugura un gesto di rinascita e speranza; Mosè riconosce nella vigna un simbolo della Terra Promessa; e Gesù, alle nozze di Cana, trasforma l’acqua in vino, rendendolo emblema di festa e miracolo. Nel Vangelo, “Io sono la vite, voi i tralci” diventa una metafora potente di unione e di fede, mentre il vino stesso si fa simbolo del sangue di Cristo.

L’omaggio del Presidente della Manara alla relatrice

Il viaggio è poi proseguito verso l’antichità classica, dove la cultura greca e latina celebra il vino come ponte tra uomo e divinità. Omero, nell’Iliadee nell’Odissea, lo pone al centro della vita eroica e rituale: il vino che Ecuba offre a Ettore prima della battaglia, quello con cui Ulisse ubriaca Polifemo o quello che Circe usa per ammaliare i compagni del re di Itaca.
Con Dioniso, dio del vino e dell’estasi, la bevanda diventa strumento di liberazione, ma anche di perdita del controllo: una duplicità che attraverserà tutta la letteratura occidentale.

Dal Medioevo al Rinascimento, il vino assume nuovi significati. Nei monasteri benedettini e cistercensi è simbolo di spiritualità e di lavoro della terra, mentre nella poesia dei trovatori e nelle novelle di Boccaccio si trasforma in simbolo di allegria, piacere e convivialità. Rabelais, nel Cinquecento, esalta l’ebbrezza come forma di libertà e conoscenza, e Lorenzo il Magnifico invita alla gioia del vivere quotidiano con il suo celebre “Chi vuol esser lieto, sia”.

Il brindisi finale con un buon spumante italiano

Nell’età moderna e contemporanea, la relatrice ha ricordato come il vino continui a ispirare scrittori e poeti: Baudelaire lo definisce “pozione che ci rende simili agli dei”, Verlaine ne colora i versi di malinconia, mentre Carducci lo canta come simbolo di forza vitale e patriottica. Fino al Novecento, con Cesare Pavese, che ne fa compagno silenzioso delle solitudini langarole, e Mario Soldati, che lo racconta come espressione autentica della cultura italiana. Non mancano i riferimenti più disincantati e moderni, come quelli di Bukowski, per cui il vino diventa un compagno di notti tormentate e di poesia urbana.

Un viaggio intenso e appassionato, quello proposto da Ketty Magni, che ha intrecciato storia, simbolismo e letteratura in una narrazione vivace, alternando citazioni e aneddoti con riflessioni sul valore universale del vino come metafora della vita, dell’amore, della conoscenza e dell’arte.

Il pubblico, partecipe e attento, ha seguito con vivo interesse l’esposizione, ponendo alla relatrice numerose domande e osservazioni pertinenti. Al termine, Ketty Magni è stata accolta da un lungo applauso e omaggiata con un cappellino della “Manara” e un mazzo di fiori.

Una serata che segna un autentico salto di qualità nelle attività dell’associazione: il concetto di cultura si apre oltre i confini tradizionali dell’associazione d’arma, per abbracciare una visione più ampia e inclusiva, dove la conoscenza diventa strumento di incontro, crescita e condivisione.

    *Nella foto in evidenza: Ketty Magni durante l’esposizione